{"id":1602,"date":"2012-05-17T17:09:43","date_gmt":"2012-05-17T17:09:43","guid":{"rendered":"http:\/\/benvenutaitalia.agortech.com\/magnetismo-mediterraneo\/"},"modified":"2022-02-01T20:44:29","modified_gmt":"2022-02-01T20:44:29","slug":"magnetismo-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/1602-magnetismo-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Magnetismo mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p><em>Anche ad Al Jazeera English l\u2019eccellenza \u00e8 italiana<\/em><\/p>\n<p>Un antico proverbio arabo afferma che la bellezza di una donna non risiede nel suo viso. Per chi ha o ha avuto la fortuna di incontrarla di persona, sa che quella di Barbara Serra va\u00a0 ben oltre i lineamenti mediterranei di uno dei volti-simbolo di Al Jazeera English, la versione anglofona di Al Jazeera, l\u2019emittente araba con sede in Qatar. Magnetica, intelligente e solare, Barbara Serra rappresenta a pieno titolo l\u2019eccellenza italiana proiettata nel mondo del terzo millennio: quello dell\u2019informazione e di un villaggio sempre pi\u00f9 globale, che la pluripremiata giornalista racconta dalla sede londinese di AJE, citt\u00e0 in cui vive da quasi due decenni. In molti versi si possono trovare diverse affinit\u00e0 tra Barbara e il network in cui lavora. Se quest\u2019ultimo \u00e8 nato cinque anni fa per \u201cdare al mondo un\u2019immagine diversa di s\u00e9 stesso\u201d, Barbara, appellativo che i Romani usavano dare agli stranieri, per certi versi, diversa lo \u00e8 sempre stata. Italiana di origini, cresciuta in Danimarca e londinese di adozione, Barbara racchiude in s\u00e9 una rara combinazione di calore mediterraneo e mentalit\u00e0 nord-europea. Formula vincente per chi ha l\u2019ambizione di adattarsi ad una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 multietnica. Ma andiamo con ordine. Nata a Milano da madre siciliana e padre sardo, a 8 anni si trasferisce insieme alla famiglia a Copenhagen per seguire pap\u00e0 Giorgio. Qui inizia il suo cammino di ambasciatrice italiana, un paese \u00abdal quale ha assimilato l\u2019umanit\u00e0\u00bb, e anche, (lo dice con fierezza) \u00abil senso del dovere\u00bb, riflesso di pap\u00e0, uno dei primi ingegneri chimici usciti dall\u2019universit\u00e0 di Roma. Superata l\u2019impasse iniziale, \u00abero una ragazza timida, appena arrivata mi sono accorta di essere l\u2019unica bruna l\u00ec in mezzo, avevo il timore di non essere accettata\u00bb, gli anni danesi la proiettano in una societ\u00e0 \u00abper certi versi anni luce avanti rispetto ad altri paesi europei\u00bb e le lasciano un dono inestimabile: \u00abla fiducia come donna\u00bb. Una fiducia nei propri mezzi che Barbara sfrutta al meglio \u00abho avuto la possibilit\u00e0 di compiere scelte che n\u00e9 mia nonna n\u00e9 mia madre poterono fare\u00bb ed ecco che a 19 anni, Barbara, si trasferisce a Londra, \u00abuna citt\u00e0 che ti d\u00e0 le opportunit\u00e0 di diventare quel che sogni, e che nel frattempo ti insegna il valore della meritocrazia, e di come affrontare la competizione. Una lezione da imparare\u00bb. Qui si iscrive alla \u201cLondon School of Economics\u201d, dove studia relazioni internazionali, prima di concludere un master alla City University, sul cui prestigioso \u201cwall of fame\u201d la sua foto fa tutt\u2019ora compagnia\u00a0 a quella di altri mostri sacri del giornalismo. Finiti gli studi si aggiudica un\u2019internship alla CNN, a cui approda alla vigilia della guerra del Golfo. A quei tempi ai microfoni dell\u2019emittente in diretta da Baghdad c\u2019era Christiane Amanpour \u00abuna giornalista magnetica, e di grande ispirazione\u00bb. Nel 2000 arriva alla BBC, dove dopo un periodo di gavetta, \u00absveglia alle 5 di mattina e, appena arrivata, prepari anche il t\u00e8 ai colleghi\u00bb viene impiegata come reporter per BBC London News. Tre anni dopo passa a Sky News, con cui segue diversi grandi eventi internazionali, come i funerali di Papa Giovanni Paolo II e il processo a Michael Jackson. Nel 2005 ecco la prima ciliegina di una carriera dalle tante soddisfazioni: assunta da Channel 5, ricopre il ruolo di conduttrice. \u00c8 la prima volta che in Gran Bretagna una giornalista\u00a0\u00a0\u00a0 non di madrelingua inglese presenta un telegiornale in prima serata:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la straniera \u00e8 stata accettata, e ora entra dolcemente nelle case di milioni di persone. \u00abNon \u00e8 stato facile\u00bb, &#8211; a Sky volevano metterla alla porta per il suo accento dopo pochi mesi, \u00abrisposi che era un problema risolvibile\u00bb e alla loro obiezione sul fatto che si trattasse di una mission impossible Barbara rispose \u00abnon avete mai conosciuto qualcuno come me, linguisticamente parlando\u00bb. Detto fatto. Vi rimase per altri tre anni. Nel 2007 inizia la sua carriea nella sede Londinese\u00a0 di Al Jazeera English, il canale satellitare \u00abche fa dell\u2019attenzione al diverso e del pluralismo la sua arma principale\u00bb. Una pluralit\u00e0 che porta AJE ad essere per milioni di persone l\u2019emittente di riferimento per i grandi temi che riguardano il Medio Oriente. Ultimo esempio, la copertura della primavera araba, in cui Al Jazeera (come gi\u00e0 successo nel dopo l\u201911 settembre) ha svolto un ruolo di primo piano, \u00absenza nulla togliere alle anglosassoni BBC e CNN\u201d. Un\u2019eterogeneit\u00e0 che si rispecchia nella variegata redazione in cui Barbara si trova a lavorare \u00absiamo un\u2019emittente araba, ma in redazione ci sono cattolici, ebrei e protestanti, questo rende il tutto molto pi\u00f9 bilanciato\u201d e che contribuisce alla libert\u00e0 del network, \u00absiamo una TV che non si fa problemi a chieder conto ai leader mediorientali, e non solo\u00bb. Con AJE ha firmato reportage e inchieste internazionali, da Washington alla striscia di Gaza, Barbara si trova spesso in prima linea con i protagonisti della grande storia,\u00a0 e non teme di affrontarli sul loro stesso terreno, come successe con alcuni generali israeliani o palestinesi, indispettiti dalle sue domande; \u00abun motivo di orgoglio per una giornalista\u00bb. Nel 2009 segue Papa Benedetto XVI nel suo viaggio in terra santa, come giornalista accreditata nella delegazione Papale.\u00a0\u00a0 \u00c8 la prima volta che accade ad una giornalista dell\u2019emittente araba, un evento che per qualcuno rappresenta un piccolo, ma autentico, ponte tra culture e religioni differenti. Ovviamente non potevano mancare le collaborazioni con la Tv Italiana: ospite fisso di Tv Talk, il programma di Rai 3 incentrato sulle televisioni internazionali, dal 2011 \u00e8 conduttrice di Cosmo, un programma di divulgazione scientifica che affronta i grandi temi del futuro, che le hanno persino valso l\u2019appellativo di \u201cdonna di scienza\u201d. Ora Barbara Serra, seduta sul divano di un elegante e accogliente appartamento nel West Londinese, pu\u00f2 dire di aver esaudito i suoi sogni. La bambina timida \u00e8 divenuta una giornalista di fama internazionale. Le chiedo quale sia il suo segreto, quale sia il suo mantra. Lei, incorniciando un sorriso che nasconde l\u2019imbarazzo di una domanda un po\u2019 impertinente, mi confida il suo \u201cbumper sticker wisdom\u201d, le frasi racchiuse dagli adesivi che in America sono soliti appiccicare al paraurti delle macchine: \u00abwinners do what losers don\u2019t want to do\u00bb. Ambizioso, non c\u2019\u00e8 che dire, ma onesto e, a buon merito, azzeccato.<\/p>\n<p><em>Federico Gatti<\/em><\/p>\n<p><em>Milanese di nascita e londinese di adozione, Federico, classe \u201883, \u00e8 sbarcato nella perfida Albione nel 2009 per un master in giornalismo alla City University. Dopo una breve ma sfiziosa carriera da critico culinario durante gli studi, Federico \u00e8 stato \u201carruolato\u201d dal \u201cBureau of Investigative Journalism\u201d, dove ha imparato che si pu\u00f2 condurre un\u2019inchiesta e al contempo vivere un\u2019avventura. Qui ha realizzato inchieste su criminalit\u00e0 organizzata, Fondi Europei e diritti umani per conto di diversi media internazionali, tra cui il Financial Times, Channel4, Al Jazeera English e la BBC, con la quale si \u00e8 aggiudicato il \u201cThompson Reuters Repoting Europe Prize 2011\u201d, per un documentario sui Fondi Strutturali. Dal novembre 2011 Federico \u00e8 anche il corrispondente da Londra di TGCom24, il canale ALL NEWS del gruppo Mediaset, nonch\u00e8 co-fondatore della prima \u201cappzine\u201d italiana, \u201cL\u2019Indro\u201d. Quando pu\u00f2, \u00e8 lieto di dare il suo punto di vista sui temi d\u2019attualit\u00e0, e da Londra a tutt\u2019oggi ha gi\u00e0 collaborato con diversi media italiani, tra cui la Rai, Mediaset, ANSA, La Repubblica e Radio24. Fiero di considerarsi giornalista, Federico ha ancora tutto da imparare, e lo fa come pu\u00f2, una storia alla volta.<\/em><br \/>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un antico proverbio arabo afferma che la bellezza di una donna non risiede nel suo viso. 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