{"id":1608,"date":"2012-12-27T18:18:56","date_gmt":"2012-12-27T18:18:56","guid":{"rendered":"http:\/\/benvenutaitalia.agortech.com\/limmagine-ritrovata\/"},"modified":"2022-02-01T20:36:54","modified_gmt":"2022-02-01T20:36:54","slug":"limmagine-ritrovata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/1608-limmagine-ritrovata\/","title":{"rendered":"L\u2019immagine ritrovata"},"content":{"rendered":"<p>Sento una brezza leggera spostare i miei capelli, il tepore estivo mi distende. Davanti a me, sul grande schermo, un canyon del Far West, e appare lui, il protagonista, Robert Mitchum, nel mitico film di Raoul Walsh. Siamo in un drive-in americano? No, decisamente no. Mi trovo a Bologna, e non c&#8217;\u00e8 nessuna Cadillac in vista. Tutti seduti fianco a fianco, migliaia\u00a0 di occhi sotto le stelle, fissi sullo schermo. La cornice \u00e8 Piazza Maggiore, con la sua cattedrale e i suoi palazzi maestosi che racchiudono lo spazio del cinema all\u2019aperto in un dolce silenzio.<\/p>\n<p>Ma gli spettacoli ai quali ho assistito a fine giugno, a Bologna, nell\u2019ambito de \u201cIl Cinema Ritrovato\u201d, danno perfettamente il senso del viaggio. Obiettivo centrato dagli organizzatori della rassegna. Tra la celebre Piazza Maggiore, dove l\u2019iniziativa \u00e8 stata inaugurata il 21 giugno scorso, e le sale dei cinema storici come\u00a0 il Lumi\u00e8re, l\u2019Arlecchino e il Jolly, per ben otto giorni si \u00e8 potuto godere di un\u2019offerta di pellicole che ha fatto di questo festival uno dei pi\u00f9 interessanti in tutta Italia. Dalle 9 sino a tarda serata \u00e8 stato un susseguirsi di proiezioni, tra produzioni recenti e \u201cantiche\u201d, suddivise in quattro temi: \u201cLa macchina del tempo\u201d con ben 96 pellicole di 100 anni fa, \u201cCinema documentario invisibile\u201d, con i grandi maestri italiani, \u201cIl paradiso dei cinefili\u201d con pellicole sconosciute, ritrovate e a volte restaurate, e \u201cNon solo film\u201d, con appuntamenti dedicati agli operatori del settore. Un viaggio, insomma, dai film muti di inizio Novecento fino alla crisi del \u201829, ai documentari allo stesso tempo commoventi\u00a0 e che colpiscono a fondo, firmati dall\u2019artista visionario Mario Ruspoli. Un lungo percorso che ha toccato l\u2019India, il Giappone e l\u2019Argentina dell\u2019emigrazione italiana. Ma la rassegna non ha solo raccolto con maestria film che hanno tuttora risonanza, \u00e8 stato soprattutto un festival che ha fatto riscoprire film anche in chiave tecnologica. Ma attenzione: non si pensi che il digitale abbia fatto da padrone. La rassegna ha presentato il cinema per tutti i gusti, tanto per chi ama la tradizione, tanto per chi \u00e8 proiettato nel futuro. Insomma, un&#8217;offerta completa. Ma cosa\u00a0\u00a0 si intende per nuova cinefilia? Roy Menarini, uno dei curatori del programma sotto la direzione artistica di Peter von Bagh, afferma: \u00abLa nuova cinefilia non si basa su un atteggiamento di sfiducia nei confronti del \u201cnuovo\u201d e sul cosiddetto tramonto dell\u2019aura cinematografica, bens\u00ec pensa a rilanciarla in altre forme\u00bb. Dunque l\u2019obiettivo dell\u2019edizione del festival 2012 \u00e8 stato quello di far dialogare le varie generazioni. Una realt\u00e0 speculare tra chi predilige il salotto di casa con un\u2019ampia scelta di dvd, o chi si affida al computer, e chi non rinuncia alla vecchia, cara, sala. Quale lo strumento principe che unisce il popolo cinematografico? La tecnologia. Un esempio per tutti, la proiezione del kolossal \u201cC\u2019era una volta in America\u201d di Sergio Leone. \u00c8 stato sottoposto ad uno straordinario restauro, con il recupero di 26 minuti che erano stati tagliati all\u2019uscita del film. Indimenticabile il protagonista, Robert De Niro, Noodles, che si muove all\u2019interno di un gruppo di ragazzi ebrei a New York. La trama si basa sul romanzo \u201cMano armat\u201da di Harry Gray, ex gangster che Leone aveva incontrato durante la lavorazione. Il film, frutto di una \u00e9quipe di sceneggiatori italiani di un certo calibro (Kim Arcalli, Enrico Medioli, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi) e di ben 11 anni di fatica, ha suscitato grande interesse anche durante questa recente rassegna cinematografica. Quando, pochi giorni dopo la mia visita a Bologna, ho raccontato a mio padre, che vive nel profondo Midwest d\u2019America, che vide il film per la prima volta negli USA, ha esclamato: \u00abEra uno dei miei preferiti\u00bb. Forse per\u00f2 nel 1984 lo aveva visto nella sua versione americana, di un\u2019ora e 34 minuti, contro quella uscita in Europa di ben 4 ore. Il film aveva subito parecchi tagli! La versione ricostruita in occasione del festival \u00e8 di 4 ore e 15 minuti, grazie ad un grande lavoro finanziato da Gucci e The Film Foundation ed il restauro eseguito a Bologna dal laboratorio \u201cL\u2019Immagine Ritrovata\u201d in collaborazione con Andrea Leone Film, The Film Foundation e Regency Enterprises. Un restauro davvero \u201cstraordinario\u201d perch\u00e9, dopo la scansione del negativo originale alla Warner Bros Motion Picture Imaging a Los Angeles, il film \u00e8 stato digitalmente restaurato in 4K alla Cineteca di Bologna. I positivi mal conservati, ovvero le scene tagliate, sono state ricucite nella trama del kolossal. E quindi, la sera della proiezioni, come anche in altri momenti del festival, stavo l\u00ec in mezzo a tanti spettatori, incantata in parte dal cast magnetico, in parte dal racconto scandito da recitazione e inquadrature eccezionali per la loro liricit\u00e0, e un po\u2019 anche dallo stupore di conoscere una parte dell\u2019anima di questo film, con le scene reinserite esattamente dove erano state tagliate. Insomma, potevo vedere s\u00ec il film completo, come all\u2019origine, ma nello stesso tempo contaminato dalla tecnica digitale odierna. Una riscoperta felice, propria della nuova cinefilia. I luoghi bolognesi de \u201cIl Cinema Ritrovato\u201d sono stati cos\u00ec palcoscenico di questo cambiamento, dove gli operatori del settore e il pubblico stanno imparando a muoversi. Non potevo che guardare la citt\u00e0 stessa e legarla alle immagini del terremoto che ha colpito l\u2019Emilia Romagna. Catapultata nell\u2019instabilit\u00e0, la gente che vive in questi luoghi per ora sta ricostruendo ci\u00f2 che \u00e8 andato distrutto in pochi minuti, ma possiamo stare certi che lo far\u00e0 con l\u2019ottimismo e la creativit\u00e0 che sono propri di questa terra. La faccia della provincia bolognese \u00e8 cambiata, ma la sua anima e la sua cultura sono pi\u00f9 vibranti che mai, in evoluzione, come l\u2019arte, come il cinema.<br \/>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sento una brezza leggera spostare i miei capelli, il tepore estivo mi distende. Davanti a me, sul grande schermo, un canyon del Far West, e appare lui, il protagonista, Robert Mitchum, nel mitico film di Raoul Walsh. Siamo in un drive-in americano? No, decisamente no. Mi trovo a Bologna, e non c&#8217;\u00e8 nessuna Cadillac in vista. Tutti seduti fianco a fianco, migliaia\u00a0 di occhi sotto le stelle, fissi sullo schermo. 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