{"id":1687,"date":"2015-10-13T11:16:03","date_gmt":"2015-10-13T11:16:03","guid":{"rendered":"http:\/\/benvenutaitalia.agortech.com\/caffe-aquila\/"},"modified":"2022-02-01T20:38:21","modified_gmt":"2022-02-01T20:38:21","slug":"caffe-aquila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/1687-caffe-aquila\/","title":{"rendered":"Caff\u00e8 Aquila"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Filadelfia, sei il mio destino.<br \/>\nEmigrai da Roma a Filadelfia quando ero bambino, ma ci volle un p\u00f2 di tempo prima che realizzassi che avevo lasciato il bel paese. La South Philadelphia della mia infanzia era piena di immigrati italiani e di italo-americani di prima generazione che parlavano la lingua di casa. Le nonne sedevano sui portici, pelando aglio e spettegolando; gli uomini discutevano animatamente di calcio e l\u2019odore di sugo di pomodoro che cuoceva a fuoco lento si diffondeva dalle finestre aperte. Ricordo di quando ogni mattina andavo a piedi alla Termini Brothers Bakery insieme a mio padre, dove il gentile Signor Termini aveva sempre una sfogliatella ad attendermi. Era tutto cos\u00ec familiare e genuino da sembrare un autentico quartiere italiano.<br \/>\nCos\u00ec come fecero altre famiglie italiane, successivamente ci trasferimmo da quel quartiere all\u2019altro lato del ponte, in South Jersey. Era meno rievocativo del vecchio continente, ma grazie ai miei genitori mi fu possibile trascorrere le estati in Italia, mantenendo la mia conoscenza della lingua e della cultura di casa. Passavamo i nostri giorni in Italia viaggiando tra Toscana, Lazio e Campania. Mio nonno aveva un vigneto e un uliveto vicini al Parco Nazionale del Cilento, a sud della costiera amalfitana. Fu viaggiando verso altre regioni, dalla Sicilia alla Valle d\u2019Aosta, che mi resi conto che non c\u2019\u00e8 nulla di paragonabile al cibo italiano. La cucina ed i vini della penisola cambiano sensibilmente da regione a regione, e perfino da citt\u00e0 a citt\u00e0 all\u2019interno della stessa regione. Il mio precoce interesse per queste differenze regionali avrebbe segnato successivamente il mio destino.<br \/>\nSin da giovane ho lavorato di sera nei ristoranti di mio padre. Con l\u2019et\u00e0, la mia inclinazione per la matematica emerse e mi port\u00f2 lontano dalle sale da pranzo. Conseguii una laurea in finanza presso la New York University seguita da un MBA. Una carriera nel mondo della finanza si apriva dinanzi a me, ma mi tirai indietro di fronte a tale prospettiva. Mi appariva noiosa, perch\u00e8 non era la mia passione. Perci\u00f2, tornai alla mia impresa familiare e, insieme al mio brillante padre, feci crescere l\u2019azienda e la mia bellissima famiglia. La vita era bella.<br \/>\nLuned\u00ec, 6 Aprile 2009. Mi sedetti sul mio divano quella mattina e guardai la distruzione che avveniva a L\u2019Aquila, la capitale d\u2019Abruzzo. Un terremoto demol\u00ec la citt\u00e0, e mentre guardavo le immagini di detriti e macerie, la devastazione risuonava dentro di me. Ero nel bel mezzo del mio personale terremoto: mia moglie, con la quale ero stato sposato da dieci anni, mi aveva appena annunciato di non voler pi\u00f9 essere sposata. Il nostro matrimonio cedeva sotto il peso di quelle parole, ed un anno dopo ero ufficialmente divorziato.<br \/>\nCon la preghiera ed il supporto della famiglia e della chiesa, concentrai i miei sforzi nel riscoprire me stesso con un nuovo progetto: un libro che esplorasse i vari stili della cucina italiana. Feci una lista di quelle che consideravo essere le cinquanta citt\u00e0 e paesi dello stivale pi\u00f9 importanti a livello culinario, e di mese in mese partivo per fare esperienza e studiarne quante pi\u00f9 riuscivo a inserirne nei miei viaggi. Il mio itinerario per ogni spedizione includeva incontri con chef (sia rinomati che pi\u00f9 modesti), viticoltori, storici e le vere custodi delle tecniche artigianali: le nonne.<br \/>\nDal principio di questo viaggio, sentii un senso di dovere nei confronti degli italo-americani, di dimostrare che le loro radici sono saldamente legate alle regioni dei loro predecessori. Ognuna delle venti regioni vanta un arazzo culturale intrecciato di dialetti, forme d\u2019arte, ricette e vini. Dalle influenze arabe, greche e nord africane in Sicilia, alle influenze etrusche e francesi in Toscana, dalle influenze austro-ungariche e slovene in Friuli e Alto Adige, la ricchezza dell\u2019esperienza italiana cambia in ogni citt\u00e0.<br \/>\nDurante il mio secondo anno di ricerca, ebbi un imprevisto nel mio programma. Commisi un errore nel prenotare il mio biglietto di ritorno, e mi ritrovai con un giorno in pi\u00f9 fuori programma. Dall\u2019appartamento di famiglia a Roma, mi diressi ad est per circa un\u2019ora, a L\u2019Aquila, senza avere appuntamenti da rispettare.<br \/>\nPiazza Duomo. Alle porte del centro storico, fui scioccato nel vedere due militari italiani con la mitraglia in spalla. Alcuni amici romani mi avevano appena detto che L\u2019Aquila era quasi tornata alla normalit\u00e0 dopo terremoto di due anni prima (una dimostrazione di quanto gli italiani possano non essere in contatto nonostante vengano da regioni confinanti). In realt\u00e0, la citt\u00e0 era chiusa sotto legge marziale. Parcheggiai la mia macchina a cento metri di distanza ed entrai a L\u2019Aquila per un vicolo secondario. Questa citt\u00e0, una volta bellissima e raffinata, era stata messa in ginocchio da ci\u00f2 che sembravano gli effetti di un implacabile bombardamento. Il terremoto aveva lasciato innumerevoli immagini di vita interrotta: un complesso residenziale di appartamenti squarciato in due a rivelare camere da letto ancora arredate, coperte buttate sui mattoni, uno spazzolino da denti sul lavandino di un bagno in attesa di essere nuovamente usato. Pensai e ripensai a Pompei, un\u2019altra citt\u00e0 italiana devastata dalla natura. In Piazza Duomo, nel centro della piazza, vidi un edificio danneggiato che sembrava essere stato una volta un Caff\u00e8 bello ed elegante. Avvicinandomi, vidi un\u2019insegna polverosa fuori dal palazzo danneggiato con su scritto \u201cGran Caff\u00e8 L\u2019Aquila\u201d. Mi colp\u00ec.<br \/>\nSan Pietro Celestino. Camminai per ore attraverso la citt\u00e0, fino a giungere all\u2019unico bar aperto. Entrai e chiesi se vi era un posto in zona dove potessi provare un pasto tipico aquilano. Fui indirizzato verso un locale ai margini della citt\u00e0: La Grotta di Aligi, di uno chef locale di nome Enrico Ferrauto. Lui e sua madre condivisero con me il loro considerevole sapere sulla cucina locale e, prima che ebbi finito la mia cena, avevo gi\u00e0 invitato Enrico a venire a trovarmi a Philadelphia. Sazio, camminai fino alla famosa chiesa di San Pietro Celestino a Collemaggio. Col senno di poi, penso che fu questo il momento in cui realizzai che L\u2019Aquila era una citt\u00e0 segnata nel mio destino. La mia parrocchia a Cherry Hill, appena fuori Philadelphia, era originariamente conosciuta come San Pietro Celestino. Mi parve fortuito che questa era la prima chiesa del luogo in cui ero andato la maggior parte della mia vita ed il luogo in cui di recente avevo pregato per ritrovare una giusta direzione nella mia vita.<br \/>\nAll\u2019esterno c\u2019era un chiosco di deliziose bambole artigianali locali. Andai a comprarne una per ciascuna delle mie figlie, quando un uomo mi ferm\u00f2 e mi chiese da che parte dell\u2019Italia ero in visita. Gli dissi che venivo da Roma, ma che vivevo a Philadelphia. Mi disse: \u201cIl mondo si \u00e8 dimenticato de L\u2019Aquila, gli italiani si sono dimenticati de L\u2019Aquila. Anche gli Abruzzesi si sono dimenticati de L\u2019Aquila.\u201d Poi continu\u00f2: \u201cVieni qui domani e ti faccio vedere tutto\u201d. Fui colpito dal modo diretto in cui mi parl\u00f2, considerando che ci eravamo appena conosciuti. Essendo giunto a Collemaggio in modo del tutto casuale, sentii che dovevo scoprire di pi\u00f9 e gli dissi che ne sarei stato onorato. Ritardai il mio volo di un giorno e tornai il mattino seguente per vedere cosa aveva da mostrarmi lo sconosciuto. Mi port\u00f2 in luoghi nei quali a nessuno era permesso l\u2019accesso e mi mostr\u00f2 distruzione oltre ogni immaginazione, incluse le rovine della sua casa distrutta. Quando lo lasciai mi disse: \u201dDevi far s\u00ec che la gente venga a conoscenza de L\u2019Aquila. Siamo stati abbandonati.\u201d<br \/>\nStefano e Michele. Per il mio successivo viaggio in Italia, tornare a L\u2019Aquila era la mia priorit\u00e0. Il mese precedente, lo chef Enrico mi fece visita a Philadelphia e mi disse che era amico di Stefano Biasini, uno dei proprietari del Gran Caff\u00e8 L\u2019Aquila. Il caff\u00e8 era famoso per gli eccellenti caff\u00e8 e per il gelato per cui dissi ad Enrico che volevo incontrarlo. Enrico fece gli onori e mi present\u00f2 Stefano e il suo socio Michele Morelli. Da quando il loro Caff\u00e8 era andato distrutto, avevano inaugurato un\u2019altra sede nella periferia della citt\u00e0. Nonostante si trattasse di una copia dell\u2019originale, fui colpito nel provare il caff\u00e8 ed il gelato migliori della mia vita, inclusi quelli dei tanto celebrati caff\u00e8 di Torino e Palermo.<br \/>\nNoi tre diventammo presto amici, uniti dalla nostra passione per la gastronomia. Stefano, che era stato formato dal precedente campione di gelato d\u2019Italia, Sergio Colalucci, condivise con me come faceva il gelato. Il suo processo \u00e8 meticolosamente scientifico, ma al tempo stesso innegabilmente sofisticato. Michele aveva uguale passione nel tostare un caff\u00e8 eccezionale. Aveva rappresentato l\u2019Italia al summit del G8 per la cultura del caff\u00e8, ed aveva preparato caff\u00e8 espresso per i capi di stato. Aveva anche vinto il riconoscimento pi\u00f9 importante del Gambero Rosso per la torrefazione del caff\u00e8. In breve, era uno dei pi\u00f9 stimati torrefattori di caff\u00e8 d\u2019Italia.<br \/>\nInsieme facemmo un giro tra le rovine della loro sede originaria. Mentre camminavamo, vedevo e sentivo il dolore della loro perdita. Con le nostre vite agitate in modi diversi, lasciammo l\u2019edificio danneggiato e ci dirigemmo di nuovo all\u2019aria aperta. Una grande insegna nella piazza principale diceva \u201cLA RICOSTRUIREMO!\u201d. Invitai i miei nuovi amici a farmi visita a Philadelphia dopo un paio di settimane, momento in cui avremmo cominciato a ricostruire noi stessi.<br \/>\nIl Campione di Gelato. Ci divertimmo molto a visitare Philadelphia e New York insieme. Uno dei momenti pi\u00f9 memorabili fu guardare Michele rimproverare la barista di un coffee shop nazionale per aver chiamato \u201cuna tazza di acqua e latte bruciati un cappuccino\u201d. Intervenni per ricordargli che non era colpa della giovane barista e mi scusai per lui. Lei, come la maggior parte degli americani, non sa che un vero cappuccino \u00e8 fatto da due once di caff\u00e8, due once di latte e due once di schiuma. Questa ricetta \u00e8 rigidamente seguita nei 100.000+ caff\u00e8 che costellano la penisola italiana. Stefano era allo stesso modo, se non meno verbalmente, deluso dal gelato. Era gi\u00e0 da qualche anno che mi battevo alla ricerca di autenticit\u00e0 nel cibo e nel vino italiani. In Stefano e Michele trovai amici con la stessa passione.<br \/>\nIl mese successivo volai di nuovo a L\u2019Aquila, e dopo una meravigliosa cena di arrosticini preparata dalla madre di Michele, cominciammo a discutere dell\u2019idea di portare il Caff\u00e8 che aveva in precedenza vinto il titolo di \u201cCaff\u00e8 dell\u2019anno\u201d a Philadelphia. Credevamo fosse un progetto del destino, e in quanto tale, decidemmo di portarlo avanti SOLO se Stefano fosse diventato il Campione di Gelato d\u2019Italia nel campionato seguente. Mi recai a Rimini a Gennaio del 2013 per il confronto finale in stile \u201cIron Chef\u201d tra gelatieri che rappresentavano uno spaccato delle venti regioni d\u2019Italia. Al terzo dei sei round, Stefano e un Siciliano favorito si distinsero dagli altri. Il resto della competizione fu un confronto tra due maestri. Stefano lasci\u00f2 a bocca aperta i giudici con i suoi gelati strutturalmente perfetti e con una gastronomia sbalorditiva. Lo osservavo mentre pianificava la matematica della struttura e consistenza dei sapori prima su carta, e poi nella realt\u00e0. Era capace di assaporare il gusto nella sua mente, prima di realizzarlo. Quella sera trionf\u00f2, e mentre tutti festeggiavamo, il nostro sguardo si spost\u00f2 dall\u2019Italia a Philadelphia.<br \/>\nStefano e Michele cominciarono a volare a Philadelphia una volta al mese, per la nostra iniziativa. Portai il nostro business plan a mio padre, Mario Longo, al quale chiesi consiglio. Lui \u00e8 uno dei restaurateur pi\u00f9 rispettati e di successo dell\u2019area tri-state. Quando ci disse che gli piaceva molto la nostra idea e che voleva investire nel nostro sogno, fu un bellissimo momento che mi d\u00e0 emozione ancora oggi. La sua collaborazione ci fornisce mezzo secolo di esperienza nel campo della ristorazione a livello internazionale, ed \u00e8 un dono averlo come guida.<br \/>\nL\u2019idea passeggera di dar vita a questo progetto a New York fu messa da parte alla scoperta che Philadelphia ospita il pi\u00f9 alto numero di Abruzzesi fuori dall\u2019Abruzzo. Stefano e Michele erano contenti di sentire il loro dialetto parlato per le vie della citt\u00e0. Da italiano venuto a Philadelphia da bambino, \u00e8 un evidente poetico destino quello di poter restituire il dono dell\u2019autentica cultura italiana alla citt\u00e0 che amo.<br \/>\n1716 Chestnut. Trovammo una sede su due livelli nel prestigioso quartiere di Rittenhouse che ricordava il Gran Caff\u00e8 de L\u2019Aquila, su 1716 Chestnut. Assumemmo uno studio di progettazione italiano per fornire un\u2019estetica italiana autentica e moderna. Tutti i dettagli furono ideati e realizzati in Italia. Optammo per uno stile di bar pi\u00f9 alto, nel quale gli avventori sono in piedi piuttosto che seduti, una caratteristica dei bar italiani. Il Caff\u00e8 \u00e8 pieno di marmi italiani, legno e ferro. Sia il laboratorio del gelato che quello del caff\u00e8 sono attrezzati con macchinari italiani, realizzati su misura per funzionare negli Stati Uniti. Entrambi i laboratori sono avvolti dal vetro, cos\u00ec che i clienti possano guardare Stefano e Michele creare i loro prodotti artigianali. L\u2019intero ristorante \u00e8 arrivato via cargo in diciotto container. Un vero caff\u00e8 Made in Italy per Philadelphia.<br \/>\nOltre ad un men\u00f9 fisso, offriamo un tour dell\u2019Italia di 52 settimane, e durante ogni settimana i nostri chef preparano specialit\u00e0 fatte a mano di una citt\u00e0 italiana basate su ricette che ho collezionato. Stefano si \u00e8 posto come obiettivo quello di rivoluzionare l\u2019idea di gelato. Oltre al suo tanto acclamato gelato dolce, i nostri clienti sono stati sorpresi dalla sua idea rivoluzionaria di accostare il gelato gastronomico a piatti autentici italiani, dagli antipasti, alla pasta, alla portata principale. Il nostro piatto pi\u00f9 venduto \u00e8 la carbonara con gelato alla pancetta. Michele ha mostrato a Philadelphia che sapore ha un vero cappuccino. Io ho messo insieme una lista di vini italiani con vini a rotazione da tutte le venti regioni italiane. Ci siamo associati con la Italy-America Society per offrire lezioni di lingua e cultura italiana.<br \/>\nDal giorno in cui abbiamo iniziato ci sono voluti quasi tre anni per realizzare questo sogno. Ho mantenuto la promessa che feci all\u2019amico che incontrai a L\u2019Aquila: far\u00f2 s\u00ec che il mondo non si dimentichi de L\u2019Aquila. Gran Caff\u00e8 L\u2019Aquila \u00e8 un simbolo dell\u2019autenticit\u00e0 della gastronomia e della cultura italiane. Dal gelato del Campione di Gelato d\u2019Italia, al caff\u00e8 premiato di Michele, ai miei tour gastronomici settimanali delle citt\u00e0 italiane, ai vini dalle venti regioni d\u2019Italia e alla scuola di lingua e cultura. In sei mesi Stefano ha vinto il titolo di Best of Philly per il gelato, Michele ha stupito la citt\u00e0 con il suo caff\u00e8 ed io ho vinto il riconoscimento Wine Spectator Award of Excellence. Un flusso stabile di italiani, italo-americani e italofili riempie il locale ogni sera. Dalle rovine de L\u2019Aquila e dalle rovine di vite interrotte ci siamo rialzati per esporre il made in Italy agli americani desiderosi di autenticit\u00e0.<br \/>\nPhiladelphia sei il nostro destino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-1687 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/2995-il-grande-made-in-italy-al-summer-fancy-food-show-2023\/sff6-2\/'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/SFF6-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emigrai da Roma a Filadelfia quando ero bambino, ma ci volle un p\u00f2 di tempo prima che realizzassi che avevo lasciato il bel paese.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2235,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2,2],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1687"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1687"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1687\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2238,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1687\/revisions\/2238"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2235"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1687"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1687"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.benvenutaitalia.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1687"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}