Pino Ragona nobile tavola

Pino Ragona nobile tavola


Me and Frank. Pagina dai miei aneddoti personali: Frank Sinatra

Durante la mia lunga e piacevole esperienza della mia vita da ristoratore e chef, a volte, certe pietanze mi fanno ricordare di eventi e anche di persone, qualcuna più di altre. per esempio “pasta e fagioli” mi ricorda il grande Frank Sinatra e di splendide serate nel nostro ristorante a Londra, Giovanni’s of Covent Garden, il “covo”, come lui stesso lo aveva denominato, per via delle difficoltà che i clienti trovano per raggiungerlo.
Il “covo” per me è come un palcoscenico, mi esibisco, cerco di mantenere le tradizioni culinarie, proteggo la loro originalità con passione e amore che ho ereditato direttamente dai miei antenati aristocratici.
Frank Sinatra era un habitué da noi, e fu proprio lui ad introdurre Ava Gardner al nostro ristorante, all’epoca sua moglie. Lei, dopo il divorzio, scelse Londra come nuova dimora, e chissà, forse perché le ricordava ancora di lui, spesso veniva da noi, tanto che per lei era diventata una seconda casa… il solito tavolo, il solito vino, per il resto si fidava di noi, mai il menu in mano. Sinatra sapeva di questo, erano rimasti amici, tanto che lui, spesso scriveva a lei usando il nostro indirizzo, il suo “covo”, con il codice “Alfredo”: sapevamo che era lui e la davamo a miss Gardner.
Verso la fine degli anni ‘80, Frank Sinatra era a Londra, alloggiava nel vicino Savoy Hotel, come era solito fare, accompagnato da altre persone tra cui uno dei suoi manager, il giovane Gregg Field, attualmente sposato con la grande cantante jazz Monica Mancini, oggi entrambi miei cari amici. La mia macchina culinaria era già in moto, i ricordi di passate visite mi aiutarono a imbandire la tavola con antipasti: melanzane affettate e grigliate, condite con uno spicchio d’aglio,  un pizzico di sale, foglie di basilico fresco e “dell’oghiu bonu” (olio di prima scelta) delle nostre tenute in Sicilia, pecorino pepato siciliano stagionato, pomodori secchi sott’olio con origano, polpette di carne con menta fresca, dalle ricette segrete di mia nonna… e naturalmente pane casareccio!
Quando il piccolo gruppo, capeggiato da Gregg Field, dopo una breve sosta di saluti, furono accompagnati al loro tavolo, Sinatra, dopo essersi seduto per primo e bevuto mezzo bicchiere di acqua, con i suoi occhi blu, fece una carrellata sulle pietanze che con cura avevamo preparato. Scelse una polpetta come primo assaggio e disse: “very good, young man!” (il giovanotto sarei io, grazie!), mi chiese come erano fatte, gli risposi che gli avrei rivelato il segreto solo se mi avesse aiutato a cantare meglio. Non se ne fece niente, per sua fortuna…
Lui amava la cucina semplice, con pochi ingredienti, però si assicurava che gli altri ordinassero dell’altro; a lui piaceva molto “rubare” da altri piatti, per me era un vero siciliano, con usanze da tavola che esprimono amore ed amicizia… ed era una buona forchetta! Sinatra, per mia tristezza ed altri, non parlava italiano, solo qualche frase; un po’ meglio se la cavava con il siciliano e questo mi era stato anche confermato da Sophia Loren, con la quale il passato aveva lavorato a Hollywood. Quella sera, era in gran forma: ci chiese una penna ed un foglio, volle disegnare la Sicilia e il luogo dove suo papà era nato. Gli permettemmo di farlo sulla tovaglia: non male, il disegno. Fece un punto grande che rappresentava Palermo ed uno più piccolo per Palagonia; io, aggiunsi il mio. La sua frase preferita era “pasta e fasole”: la usava spesso, anche perché era una pietanza a cui era molto legato, per via del papà Antonino, cuoco di famiglia, e apparentemente, nessuno era bravo come lui. fino a quando lui stesso, Frank Sinatra, non incontrò me, Pino Ragona, originari entrambi dalla parte Catanese della Sicilia, papà Antonino da Palagonia, nonno Francesco da Caltagirone ed io a pochissimi chilometri, da San Michele di Ganzaria. Frank Sinatra era veramente a casa sua nel suo “covo”, mangiando la mia pasta e fagioli. Alla fine, dandomi la mano mi disse «bravo, dopo quella di mio papà, questa is the best!» Toccai il cielo con un dito! Questa pietanza di origine povera, mi legò così ad una stella, ad una leggenda… A volte, basta poco per sognare…

N.b.: Recentemente io e mia moglie Claire abbiamo visitato gli Stati Uniti d’America, ricambiando la visita a Frank Sinatra: abbiamo visitato molti dei luoghi da lui amati, New York, Las Vegas, Los Angeles. A Hollywood, grazie ai suoi vecchi amici e al sempre giovane Gregg Field abbiamo visitato i Capitol Studios, dove Blue Eyes registrò molti dei suoi successi, ma della pasta e fagioli… nessuna traccia!

Sinatra considerava Giovanni’s il suo “covo”
Gli Italiani pretendono il meglio dai loro amanti, dai loro calciatori e dai loro chef!

INGREDIENTI

Per 4 persone
400 grammi di fagioli secchi
2 gambi di sedano pelati e tagliati a dadini
1 cipolla media pelata e tagliata a dadini
2 carote pelate e tagliate a dadini
3 spicchi d’aglio in giacchetta
250 grammi di pasta secca
sale
pepe nero
olio di oliva
4 cubetti di brodo vegetale, sciolti in circa 1 litro e mezzo di acqua calda
crostini
parmigiano tagliuzzato

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