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Mauro Ferrari, un destino da scienziato

Mauro Ferrari lo scienziato italiano scelto dagli Stati Uniti d’America per sconfiggere il cancro

Gli eventi privati mi hanno indicato una strada e hanno dato un senso alla continuità della vita, al mistero imponderabile dell’esistenza. I miracoli ci sono ma vanno guardati con occhi capaci di riconoscerli nelle cose che ci accadono.”

Già, perché è stato il destino a spingere Mauro Ferrari a diventare lo scienziato che tutto il mondo ci invidia. Presidente e Amministratore Delegato del Methodist Hospital Research Institute a Houston, Texas, uno dei principali centri di ricerca medica degli Stati Uniti, Ferrrari è considerato tra i massimi esperti mondiali di nanotecnologie in campo oncologico e diabetologico. Il ricercatore è l’unico italiano del team di scienziati convocato dal Governo statunitense, con l’invito a dirigere il nuovissimo programma di Nanotecnologia Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Bethesda a Washington. Con un budget di oltre un miliardo di dollari per cinque anni, il programma ha per obiettivo la sconfitta definitiva del cancro entro l’anno 2015. A Ferrari andrà il compito di portare tutta la propria sapienza nelle nanotecnologie, per trasformare i risultati della ricerca in un beneficio di una vasta fetta della comunità. In Mauro Ferrari c’è tutta la riconoscenza nei confronti di un paese che lo ha accolto come “cervello italiano in fuga” e che lo vede oggi protagonista della ricerca scientifica. Tuttavia Ferrari considera un privilegio essere nato in Italia e aver studiato in Italia. Nato a Padova nel 1959, Ferrari si è infatti laureato in Matematica nella sua città natale nel 1985. Poco dopo, è arrivata l’assegnazione di una borsa di studio e il trasferimento nell’Università della California a Berkeley, dove consegue un Master nel 1987. Nell’ateneo americano, il brillante matematico intraprende il dottorato di ricerca in Ingegneria Meccanica e con il Ph.D. in tasca, torna in Italia per ricoprire nel 1988 il ruolo di ricercatore. Dopo due soli anni sarà la stessa Università di Berkeley, a chiamarlo per un incarico di assistente prima (1990-95) e professore associato poi (1996-99) all’Università della California a Berkeley in Scienza ed Ingegneria dei Materiali, ed in Ingegneria Civile. Ferrari negli anni 2000-2006 è professore ordinario di Ingegneria Meccanica e di Medicina Interna, e direttore del dipartimento di Ingegneria Biomedica alla Ohio State University. In contemporanea (2003-2005) Special Advisor ed Eminent Scholar presso il National Cancer Institute a Bethesda, dove dirige il lancio del programma federale USA in Nanotecnologie applicate al cancro. Negli anni 2006-2010 è all’Università del Texas come professore ordinario di Medicina Interna e direttore del dipartimento di Nanomedicina (School of Medicine, University of Texas Health Science Center – Houston, professore ordinario di Terapie Sperimentali (University of Texas M.D. Anderson Cancer Center), e professore aggregato di Ingegneria Biomedica (University of Texas Austin). Autore di 230 pubblicazioni su rivista, 7 libri, e 40 brevetti, Lo scienziato ha messo a punto una biocapsula, BIOMEMS, per trapianti cellulari che impedisce il rigetto del sistema immunitario: “veicoli” antitumore di dimensioni infinitesimali costruiti in silicio e capaci di individuare il tumore, trasportando nel corpo umano le sostanze in grado di aggredirlo e distruggerlo, senza danneggiare gli organi sani. L’intera produzione scientifica del suo laboratorio in nanomedicina utilizza nanotecniche di fabbricazione del silicio, sulle quali ha ottenuto decine di brevetti. I BIOMEMS stessi sono nati dall’incontro tra ingegneria elettronica e meccanica, e non è quindi sorprendente che il 3 ottobre scorso il Ministro Francesco Profumo, abbia firmato il conferimento della Laurea Honoris Causa in Ingegneria Elettronica a Mauro Ferrari, su proposta della prof. Patrizia Livreri dell’Università degli Studi di Palermo, che gli verrà assegnata il 13 dicembre di quest’anno.

«Come ricercatori abbiamo la responsabilità etica e morale di fare tutto quello che ci è possibile per sconfiggere il cancro ed estirparlo dalle patologie umane».

C’è forse un pizzico di presunzione in una delle sue celebri frasi «Il nostro obiettivo è cambiare il futuro» ma, per fortuna dell’Italia e della scienza, Super Mauro, come viene chiamato da amici e colleghi, sta davvero contribuendo a cambiare il futuro della lotta al cancro.

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