Il Punto


Panorami costieri, dettagli di mare, frammenti di spiagge. A guardarli dall’alto, i piatti creati da Antonio Mermolia sono il dipinto di una vita a sud, che si consuma in ore lente attorno al cibo, circondati dalla bellezza dei luoghi. Chef trentenne, nato e cresciuto in Calabria, Mermolia dirige da due anni la cucina de Il Punto, un longevo ristorante italiano avviato dall’imprenditore Tony Pecora a Hell’s Kitchen, angolo occidentale di Midtown da poco sdoganato dalla scena hip. Vale la pena visitare Il Punto per scoprire cosa offra la giovane cucina italiana a New York, al di fuori delle strade tracciate dai ristoranti stellati. I sapori sono mediterranei e evocativi ma subiscono l’accelerata dei ritmi di Manhattan. Ecco dunque salse e consistenze inaspettate, come l’olio “in polvere” o l’arancio al carbone per insaporire la bistecca. La visione è tutta nel piatto: gelato alla rossa cipolla di Tropea servito al centro di un’insalata di gamberi, misticanza e more; raviolo al nero di seppia con cuore lattiginoso di ricotta al limone; filetto alla vellutata di patate, e infine piccole sorprese come la “struncatura”, pasta callosa fatta “in casa” con farina di grano duro, che si trova in pochissimi paesi della Calabria, e da oggi anche a New York.

BIO: Chef autodidatta, Antonio Mermolia è nato a Gioia Tauro, Reggio Calabria. È approdato adesso a New York, dopo uno stage al ristorante La Capinera, una stella Michelin a Taormina.

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Un Assaggio d’Italia


Dalla finestra del balcone della mia casa in Sicilia, vedo splendide colline che ricordano il dorso di un cammello, punteggiate da una cornucopia di frutta di Nuovo e Vecchio Mondo e ulivi grigioverdi in quelle che sembrano linee senza fine. Immerse nel pascolo ci sono tortuose strade di campagna piene di palme e cespugli di fico d’India, che collegano gruppi di edifici di calcare che formano paesini. Oltre il paesaggio, il blu scuro del Mar Mediterraneo si fonde tra le nuvole, rendendo quasi impossibile individuare l’orizzonte, mentre al tramonto, il sole si riflette contro il corpo d’acqua, inducendo il mare ad apparire come un lago di nastri liquido. Dopo il tramonto, quando la campagna è buia, le luci del paese illuminano le colline e le stelle formano ragnatele nel cielo. La sinuosità delle colline e delle onde rimangono per sempre impressa nella mia mente. Incombente sopra la mia casa c’è un picco enorme di montagna, con una scala a chiocciola restaurata dai resti di una fortezza araba del XI secolo. I residenti della città e i turisti salgono i gradini per ammirare il panorama, composto da ventitré paesi, valli profonde e strutture costruite dai Normanni. In ogni angolo d’Italia, esistono luoghi magici come questo, dove natura e storia si fondono. La mia adorazione per questo paese è nata già dalla prima infanzia durante le estati trascorse nella città natale di mia nonna, Sant’Anna. Tutti mi conoscevano e volevano essere miei amici. Ho apprezzato l’attenzione, ma ancora di più il calore della cultura italiana. Il mio primo viaggio risale al 1980, pochi mesi prima del mio terzo compleanno. Sia mia madre che io abbiamo desiderato ritornarci, anno dopo anno, perché sentivamo reciprocamente che l’isola ci attirava dentro sé come sabbie mobili, ci assorbiva nel suo territorio. Eppure, al di là del paesaggio incantevole e i legami instaurati con cittadini e parenti, le mie estati in Italia hanno acceso il mio amore per la gastronomia e sono la forza trainante che guida la mia passione infinita per l’arte della cucina. La maggior parte delle mie attività sociali a Sant’Anna si sono intrecciate intimamente con la preparazione, consumazione e conservazione degli alimenti. Ogni agosto, ad esempio, per la festa dell’Assunzione della Vergine Maria, ci appostavamo in tende sulla spiaggia locale e costruivamo falò, su cui grigliavamo costolette d’agnello marinate con l’aglio, salsicce ripiene al finocchio e straccetti di pollo. Anno dopo anno, quando le estati volgevano alla fine, tornavo a casa con nuovi gustosi piatti da sperimentare. Come sous-chef nelle cucine di mia madre e mia nonna, ho cercato di ricreare gli autentici sapori siciliani, riempiendo la nostra casa con gli aromi audaci di ingredienti come sardine, finocchietto selvatico e melanzane. Tali momenti accesero in giovane età il mio desiderio lungo una vita, di conoscere a fondo le complesse tecniche della cucina italiana e di condividere il gusto del cibo siciliano con gli altri. Oggi, come proprietaria di due ristoranti a New York, ho notato che molti clienti condividono una visione distorta della vera natura della cucina italiana, che nella cultura popolare viene descritta da traboccanti piatti di pasta ricoperti di sugo di carne. Al Bar Eolo: Sicilian Kitchen & Wines, a volte i clienti esprimono sorpresa quando non trovano le cosiddette offerte “salsa rossa” nel mio menu. Invece, io offro menù stagionali e cucino con ingredienti come ricci di mare, cacao amaro, couscous, linfa di frassino (noto in italiano come manna), pistacchi del Monte Etna e bottarga, tutti ingredienti molto genuini profondamente radicati nella storia culinaria della Sicilia. Così come le città siciliane sono un mosaico di resti architettonici del passato, che vedono insieme templi greci con stabilimenti balneari ebraici medievali, palazzi normanni e decorate cattedrali dell’epoca tardo barocca, allo stesso modo la cucina siciliana è un mosaico di diverse culture e periodi. La Sicilia è un crocevia culinario della regione mediterranea, in possesso di una cultura alimentare poliedrica che riflette le influenze dei gruppi etnici che, una volta vi risiedevano. Ricreando la cucina dell’isola qui a Manhattan, rivivo personalmente e contemporaneamente condivido un assaggio di Sicilia con gli altri, sebbene a quattromila miglia di distanza. Attraverso il cibo, conservo la chiave per mantenere la mia agognata eredità viva nel mio essere. Quando non sono in cucina, mi occupo di progetti di scrittura e insegno per promuovere ulteriormente il cibo e il vino italiano. Negli ultimi cinque anni, ho intervistato innumerevoli contadini, pescatori, cuochi di casa, chef stellati e produttori di vino provenienti da tutta la Sicilia, raccogliendo ricette e storie per il mio libro di cucina, un vero lavoro d’amore. A New York City mi sono anche circondata di altre persone che condividono la stessa passione per i paesi del Mediterraneo, e abbiamo unito le forze con coloro che esprimono la loro passione per l’Italia attraverso altri mezzi diversi dal cibo. Con il celebre fotografo italiano, Lou Manna, attualmente sto sviluppando video di cucina che mettono in risalto la storia dietro le sfumature della cucina italiana. Lou ed io collaboriamo anche istintivamente sulla fotografia alimentare per i siti web del mio ristorante e lui è in grado di trasmettere il sapore dei miei piatti con immagini che catturano l’attenzione e fanno venire l’acquolina in bocca. Assieme, con la macchina fotografica di Lou e i miei attrezzi da cucina, abbiamo sinergicamente tradotto il nostro comune amore per l’Italia nello stimolare immagini che rappresentino la penisola in un modo che la cultura popolare non ha mai visto. Quando sono in Italia, mi sento completa. In qualsiasi altro luogo, mi sento come se una parte di me mancasse. Anche oggi, quando vado in Sicilia per fare visita alla mia famiglia e fare ricerche per il mio prossimo libro di cucina, mi travolge un senso di tristezza mentre l’aereo lascia l’isola. Raccogliere ricette e storie di cibo per il mio libro, mi ha permesso di innamorarmi di questa terra daccapo, esplorando le sue molteplici sfaccettature e degustando nuovi piatti e cibi tradizionali ad ogni passo del cammino.

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Lou Manna è un fotografo pluripremiato il cui lavoro è apparso       in campagne pubblicitarie nazionali, importanti riviste e più         di 40 libri. Dopo aver fatto riprese per il New York Times per         15 anni, Lou ha fondato uno studio sulla Fifth Avenue, dove realizza  lavori per una vasta gamma di clienti aziendali, agenzie pubblicitarie        e di pubbliche relazioni. Lou porta un naturale senso dello stile, del colore e un tema in tutte le sue opere. È particolarmente famoso per la sua capacità di rendere il cibo scintillante attraverso le sue innovative tecniche di illuminazione meticolose, inducendo lo chef di fama mondiale Eric Ripert a definire le sue immagini “squisite e appetitose”. Lou ha rivelato molti segreti nel suo libro, Digital Food Photography,       il primo libro sulla fotografia alimentare dedicato esclusivamente        alla tecnologia digitale moderna. Ecco un link interessante ad Amazon: http://tinyurl.com/5r75ype. Lou fa anche workshop privati e di gruppo sulla fotografia alimentare nel suo studio e in tutto il mondo.

ph. Lou Manna
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ITALYinUS.org


Il nuovo portale della cultura italiana negli USA raccoglie l’eredità di ItalyinUS2013.org, sito ufficiale dell’Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti

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Il Viaggio Continua


“Cultura italiana: il viaggio continua”.

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INTERNATIONAL FUNDING COMPANY


Crescita, sviluppo, investimenti, sono queste le parole chiave che descrivono la filosofia aziendale dell’International Funding Company.

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